Io da piccola parlavo poco. Non ero particolarmente chiacchierona e fra le cose che sapevo fare meglio c’era quella di ascoltare e osservare. Sembra un’attività passiva, priva di “sbuzzo” e di carisma, vero?
Oggi non è cambiato poi molto, ma grazie a questa propensione ho capito e continuo a capire molte cose di me e di quello che mi circonda.
Ascolto tutto. Cose che a volte sono preziose, altre volte del tutto inutili (ma rimangono lì, che fai, le butti?), a volte sembrano inutili ma poi si rivelano provvidenziali.
Mi sono sempre chiesta a cosa mi sarebbe servito, perché se sei loquace si capisce subito a cosa sei utile, ma se il tuo elemento è l’ascolto diventa più difficile dimostrarne l’utilità. A meno che tu non faccia carriera nella psicologia, ma non è il mio caso, ancora.
Invece alla fine ho capito. Serve a innovare.
Vi siete mai chiesti quanto l’ascolto possa fare la differenza, non solo nelle nostre relazioni personali, ma anche nella costruzione di una società più giusta e inclusiva?
Recentemente ho partecipato a un evento che mi ha fatto riflettere su questo aspetto cruciale, e non potevo non condividerlo con voi. Sto parlando di Mi Curo Digitale, incontro organizzato da EXPOSANITÀ a Milano per capire meglio come le innovazioni digitali possono trasformare la salute di genere. Non scherzo: la maggior parte degli interventi si basava su quanto fosse utile (o fosse stato trascurato) ascoltare i bisogni dei pazienti. Che lo so, è una roba che sembra provenire dai bigliettini dei biscotti della fortuna, ma alla fine torna sempre fuori. Non può essere un caso, no?
Perché l’ascolto è la chiave di tutto?
Beh, pensateci: viviamo in un’epoca in cui la tecnologia avanza alla velocità della luce, ma a volte perdiamo di vista un elemento essenziale: ascoltare le persone che dovrebbero beneficiare di queste innovazioni. Sì, perché non basta creare app o dispositivi all’avanguardia. Per costruire una salute davvero accessibile e su misura, dobbiamo mettere al centro le esperienze, i bisogni e le storie di chi le vive quotidianamente, e soprattutto, ascoltare chi è stato lasciato indietro per troppo tempo.
E allora ci troviamo a dover ascoltare per innovare, ascoltare per fare la differenza
Durante l’evento, si è parlato molto di come la salute digitale possa essere una leva potentissima per migliorare l’accesso ai servizi. Ma c’è un punto che mi ha davvero colpito: innovare non significa solo usare la tecnologia più cool, ma creare soluzioni che abbiano un impatto reale sulle persone. Come?
Spoiler: ascoltando! Che si tratti di donne che cercano risposte su questioni legate alla loro salute o di comunità meno rappresentate, dobbiamo ascoltare le loro esigenze, paure e speranze per progettare soluzioni che rispondano davvero ai loro bisogni. Pensate a quanto sarebbe inutile un’app sanitaria che non prende in considerazione le differenze di genere o che ignora le esigenze delle persone LGBTQIA+. Le soluzioni digitali devono essere costruite con e per le persone, non solo per fare colpo in una presentazione. Ed è proprio qui che l’ascolto fa la differenza.
Anche perché parliamo spesso di inclusione, ma cosa significa davvero?
Ascoltando i vari interventi è emerso chiaramente che per rendere la salute più equa, dobbiamo fare un passo indietro e ascoltare le persone che solitamente non hanno voce. Dobbiamo personalizzare e adattare le innovazioni, e questo è possibile solo se chi progetta la salute del futuro coinvolge attivamente chi vivrà queste esperienze sulla propria pelle. Non possiamo, fisicamente vivere nei panni di tutti e tutte, ma dare spazio alle loro voci, quello sì.
L’ascolto diventa così uno strumento per ridurre il gender gap e le disuguaglianze, fornendo soluzioni concrete che tengano conto delle diversità, soprattutto nella salute. Pensate, per esempio, a quanto spesso la salute femminile è stata trascurata, nonostante la biologia, la fisiologia e le esigenze di cura siano diverse.
Prendi le malattie cardiovascolari, che sono state considerate e approfondite prevalentemente negli uomini sia perché si pensava fossero prevalenti nel sesso maschile, sia perché, essendo i sintomi diversi tra uomo e donna, non si consideravano associabili. Ha senso? No. Ma aprendosi sempre di più ad ascoltare i feedback e le voce delle pazienti (e insegnando a parlarne, altro tema importante su cui faremo un articolo a parte perché ci vuole tempo e attenzione) le cose stanno cambiando, a partire dalla auto-consapevolezza. E indovina un po’?
In Italia ogni 5 minuti una donna viene colpita da un infarto o da un’altra malattia cardiovascolare per un totale di 124 mila casi all’anno. La malattia coronarica interessa 1 donna su 9 tra i 45 e i 64 anni e 1 su 3 dopo i 65 anni. Tra queste donne il rischio di morte è del 31%, percentuale decisamente superiore a quella di un’altra patologia, nota e temuta dalle donne, quale il tumore al seno. Eppure le donne tendono ancora a essere sottodiagnosticate, sottotrattate e sottorappresentate negli studi clinici, e in tutto il mondo perdono la vita per patologie cardiache a causa dell’errata convinzione che si tratti prevalentemente di ‘patologie maschili’.
In fondo a questo articolo trovi qualche spunto per capire meglio di corsa parlo.
Ora, con l’ascolto attivo e la partecipazione delle donne nei processi decisionali, stiamo finalmente facendo i primi passi verso una salute più equa e inclusiva.
Quindi, cosa ci aspetta nel futuro della salute? Innovazioni sì, ma di valore solo se accompagnate da un ascolto continuo, attivo e partecipato. La vera rivoluzione digitale sarà quella che metterà al centro l’esperienza umana, facendo tesoro delle storie di tutti, non solo di alcuni. Durante l’evento è emerso con forza che solo lavorando insieme – pazienti, professionisti sanitari, sviluppatori e istituzioni – potremo creare un sistema sanitario che risponda davvero alle sfide del nostro tempo.
E qui entrate in gioco anche voi!
Ogni volta che raccontiamo la nostra esperienza, che esprimiamo un bisogno o una preoccupazione, contribuiamo a costruire una salute più equa per tutti. Per questo, l’invito è a farvi sentire: partecipate agli eventi, alle discussioni, ai progetti di innovazione, dite la vostra e pretendete ascolto. Ogni voce conta, e la vostra potrebbe fare la differenza!
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