Critical Medicines Act: quando manca un farmaco, cosa sta davvero accadendo?

La sostenibilità farmaceutica non è solo produrre cure più “verdi”.

Entri in farmacia con una ricetta. Non stai cercando l’ultimo farmaco miracoloso di cui parlano tutti sui social, non vuoi una molecola sperimentale arrivata da Marte con packaging minimalista e prezzo da weekend a Copenhagen. Cerchi un farmaco “normale”, uno di quelli che servono davvero: un antibiotico, un’insulina, un antidolorifico, una terapia per una malattia cronica.

La risposta, però, è: “Mi dispiace, al momento non è disponibile”.

In che senso, scusa? 👀

Quella frase, apparentemente piccola, quasi burocratica, apre una crepa enorme. Quando un farmaco manca, non manca solo una scatola. Manca un pezzo di sistema, una promessa. Manca l’idea, forse un po’ ingenua ma comprensibile, che se una cura esiste allora sarà anche disponibile nel momento in cui serve.

Ora scommetto che la sostenibilità è improvvisamente diventata interessante. Ed ecco perché dovrebbe continuare ad esserlo, per tuttə, tutti i giorni.

Che vento tira in Europa?

In questi giorni il Consiglio dell’Unione europea e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo provvisorio sul Critical Medicines Act, un nuovo regolamento pensato per rafforzare la capacità dell’Europa di affrontare le carenze di medicinali considerati essenziali. L’obiettivo dichiarato è migliorare disponibilità, sicurezza dell’approvvigionamento e produzione di farmaci critici e di altri medicinali di interesse comune nell’Unione europea. Non è ancora la fine dell’iter: l’accordo dovrà essere approvato formalmente da Consiglio e Parlamento e poi passare dalla revisione giuridico-linguistica. Però è un passaggio politico importante.

Ne parliamo da quanto? Sono già diversi anni, almeno da quando la pandemia ha reso noto il fatto che i farmaci sono molecole, prodotte a partire da altre molecole, prodotte nella maggior parte dei casi a diverse ore di volo. E quando le catene si fermano, questo diventa un problema.

Il nome completo della proposta, nella sua versione legislativa, è molto meno agile di “Critical Medicines Act”, come da tradizione europea, dove ogni titolo sembra progettato per far desistere anche le persone più motivate: Regulation of the European Parliament and of the Council laying a framework for strengthening the availability and security of supply of critical medicinal products as well as the availability of, and accessibility of, medicinal products of common interest, and amending Regulation (EU) 2024/795.

Tradotto in parole umane: costruire un quadro normativo per rendere più sicura la disponibilità dei farmaci critici e migliorare accesso e disponibilità di medicinali considerati di interesse comune.

La parola chiave è “critici”. Non perché questi medicinali siano necessariamente destinati a mancare domani mattina, ma perché la loro mancanza può produrre conseguenze molto serie.

Secondo EMA, un farmaco viene considerato critico combinando due criteri principali: la gravità della malattia che tratta e la disponibilità, o meno, di alternative terapeutiche.

Quindi: quanto è grave il problema se quel farmaco manca? Possiamo sostituirlo con qualcosa di equivalente oppure no?

Dentro questa categoria troviamo farmaci che non hanno nulla di esotico. Antibiotici, insulina, antidolorifici, vaccini, medicinali per malattie croniche e acute, inclusi cancro, patologie cardiache e diabete. La lista europea dei medicinali critici contiene oggi più di 270 sostanze attive e serve proprio a individuare quelle terapie la cui continuità di fornitura è prioritaria per evitare danni seri ai pazienti e interruzioni nei percorsi di cura.

a pile of pills sitting next to each other on top of a table
Photo by Roberto Sorin on Unsplash

Quindi no, non stiamo parlando di un problema “da Bruxelles”. Stiamo parlando di una questione che può riguardare un genitore che cerca l’antibiotico per un figlio, una persona con diabete che ha bisogno di insulina, un reparto ospedaliero che deve programmare terapie, un medico che si trova a modificare un trattamento non perché sia clinicamente preferibile, ma perché quello previsto non è disponibile.

E quando una terapia cambia per una ragione logistica, la logistica ha già smesso di essere logistica. È diventata salute pubblica.

Il Critical Medicines Act prova a intervenire su alcuni punti tecnici molto concreti.

Il primo riguarda le catene di approvvigionamento, cioè tutto ciò che permette a un farmaco di esistere fisicamente: materie prime, principi attivi, eccipienti, produzione, controlli qualità, confezionamento, trasporto, distribuzione. Una parte centrale del problema riguarda gli API, gli active pharmaceutical ingredients, cioè i principi attivi farmaceutici: le sostanze responsabili dell’effetto terapeutico del medicinale. Rafforzare la produzione europea di farmaci critici significa anche rafforzare la capacità di produrre o reperire questi ingredienti, riducendo la dipendenza da un numero limitato di fornitori o da aree geografiche molto concentrate.

Il secondo punto riguarda i cosiddetti Strategic Projects, progetti industriali che possono creare, aumentare o modernizzare la capacità produttiva europea per farmaci critici, principi attivi o input chiave. La Commissione prevede che questi progetti possano beneficiare di procedure più rapide, accesso più semplice a finanziamenti e supporto mirato. Qui siamo dentro una forma di politica industriale applicata alla salute: non solo “compriamo farmaci”, ma “decidiamo quali capacità produttive devono restare strategicamente disponibili”.

Il terzo punto, molto interessante, riguarda gli appalti pubblici. Finora molti acquisti di medicinali, soprattutto generici, sono stati spesso guidati da un criterio dominante: il prezzo più basso. Che sul momento sembra una scelta razionale, soprattutto per sistemi sanitari con bilanci sotto pressione, ma se premi sempre e solo chi costa meno, rischi di costruire filiere fragili, concentrate, poco trasparenti e vulnerabili agli shock. Il nuovo accordo introduce l’obbligo di considerare requisiti legati alla resilienza della fornitura nelle procedure di procurement per i farmaci critici. Non basta chiedersi quanto costa, bisogna chiedersi anche quanto è affidabile questa fornitura.

Il quarto elemento riguarda gli acquisti collaborativi. Il Critical Medicines Act prevede strumenti per permettere agli Stati membri di unirsi nell’acquisto di medicinali critici e medicinali di interesse comune, con il supporto della Commissione. Questo può servire a ridurre disparità di accesso tra Paesi, aumentare il potere negoziale e rispondere meglio a situazioni in cui il singolo Stato, da solo, fatica a garantire continuità.

Il quinto punto riguarda le scorte. Non per riempire cantine europee di scatole e speranza, ma nel senso più tecnico di contingency stocks: scorte di sicurezza richieste agli attori della filiera, purché proporzionate, trasparenti e rispettose dei principi di solidarietà. Perché anche qui il rischio esiste: se ogni Paese accumula per sé, la sicurezza di qualcuno può diventare la carenza di qualcun altro. E siamo di nuovo al punto: la salute non è un condominio dove ognuno si barrica nel proprio pianerottolo.

round white pills
Photo by Hal Gatewood on Unsplash

Fin qui sembra una questione molto tecnica. E lo è. Ma proprio per questo riguarda tutti.

La disponibilità di un farmaco non dipende solo dalla ricerca che lo ha scoperto o dall’autorizzazione che lo ha approvato. Dipende da una struttura industriale, regolatoria, economica e ambientale che deve funzionare in modo continuo.

Un farmaco non “c’è” perché è stato inventato, c’è se qualcuno produce il principio attivo, se gli eccipienti arrivano, se lo stabilimento lavora, se il controllo qualità libera i lotti, se il trasporto funziona, se le gare d’acquisto non hanno spinto fuori dal mercato tutti i produttori tranne uno. E se il prezzo è sostenibile per il sistema sanitario, ma anche sufficiente a mantenere in piedi una filiera affidabile.

La compressa che prendiamo con un bicchiere d’acqua è l’ultimo capitolo di un romanzo logistico, industriale e ambientale. Solo che spesso leggiamo solo l’ultima pagina.

Una cura non è sostenibile se esiste ma non arriva. Non lo è nemmeno se arriva solo dove conviene venderla o se per produrla inquiniamo altrove e poi ci raccontiamo che, da noi, l’aria è pulita. Non è sostenibile se il prezzo della resilienza ricade sui sistemi sanitari già in affanno e se, per risparmiare nell’immediato, costruiamo catene talmente tirate da spezzarsi al primo imprevisto.

C’è poi un altro punto, spesso invisibile ma importantissimo: riportare o rafforzare produzione in Europa può aumentare la sicurezza dell’approvvigionamento, ma non è automaticamente sinonimo di sostenibilità. Dipende da come produciamo. Da quali standard ambientali applichiamo. Da quanta energia consumiamo. Da come gestiamo solventi, acque reflue, rifiuti industriali, emissioni, packaging e trasporti.

La Commissione stessa collega il Critical Medicines Act alla necessità di rafforzare la resilienza delle catene farmaceutiche e ridurre la dipendenza da fonti extra-UE, ma dentro un quadro più ampio che include anche competitività, industria pulita e modernizzazione regolatoria.

Questo significa che dobbiamo fare uno sforzo e pensare oltre al “dove produciamo i farmaci” e chiederci come costruiamo filiere farmaceutiche più resilienti, più trasparenti, meno impattanti e più giuste.

Il rischio, altrimenti, è spostare il problema da una parte all’altra. Prima dipendiamo da filiere globali fragili, poi decidiamo di avvicinare la produzione, ma senza cambiare davvero i criteri con cui valutiamo impatto, accessibilità e sostenibilità.

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Photo by Bernd 📷 Dittrich on Unsplash

I farmaci curano, salvano vite, migliorano la qualità della vita, permettono a milioni di persone di lavorare, studiare, amare, muoversi, respirare, dormire, vivere. Il punto non è usare meno cure necessarie. Il punto è progettare meglio tutto ciò che sta intorno alla cura.

Il Critical Medicines Act diventa interessante perché rende evidente una cosa: la disponibilità dei farmaci è una forma di infrastruttura sociale: come l’acqua potabile, l’energia, i trasporti. Ce ne accorgiamo soprattutto quando mancano.

Quando una persona non trova un farmaco essenziale, non sta vivendo un piccolo disagio privato, ma sta incontrando il punto in cui una filiera globale, una politica industriale, un sistema regolatorio e una scelta economica entrano nella sua vita quotidiana, e lo fanno senza bussare.

Spesso questa discussione si riduce, purtroppo, ad una dicotomia fatta di: “Produciamo tutto in Europa o continuiamo a importare?”

Suggerisco, invece, di chiederci, come cittadini, quale equilibrio vogliamo costruire tra autonomia strategica, cooperazione internazionale, accesso equo, sicurezza della fornitura e riduzione dell’impatto ambientale.

Non c’è una risposta semplice. Le risposte semplici, in questi casi, spesso sono problemi complessi con una giacca più stirata.

La mezza misura che propongo come lente, qui, è quella di non scegliere tra salute e ambiente, tra resilienza e accessibilità, tra industria e diritto alla cura. Possiamo invece riconoscere che la sostenibilità farmaceutica è esattamente il punto in cui queste cose si incontrano. E che uno scaffale vuoto in farmacia, a volte, dice molto più di quello che sembra.

Dice che siamo interdipendenti. E che sarebbe saggio ricordarcelo prima della prossima crisi.

Puoi approfondire qui:

  1. Council of the European Union. “Critical medicines act: Council and Parliament reach provisional deal.” Comunicato stampa, 12 maggio 2026.
  2. Council of the European Union. “New rules for critical medicines in the EU.”
  3. European Commission – Public Health. “Critical medicines Act.”
  4. European Commission. “Proposal for a Regulation of the European Parliament and of the Council laying a framework for strengthening the availability and security of supply of critical medicinal products…” COM(2025) 102 final, 11 marzo 2025.
  5. European Medicines Agency. “Union list of critical medicines.”
  6. European Parliament. “Medicine shortages in Europe: how the EU is responding.”
  7. L’Ue accelera sui farmaci essenziali: al via accordo sul Critical medicines act