Dalla culla alla tomba, ma cambiando stile

Integrare l’approccio intersezionale nell’Analisi del Ciclo di Vita (LCA) per la sostenibilità sociale e ambientale

Nella mia attività di ricerca in collaborazione con aziende, diversi anni fa, è sbocciato un amore. Un gruppo che lavorava allo stesso progetto su cui ero impegnata aveva il compito di valutare l’impatto ambientale di una nuova soluzione per il packaging alimentare. Soluzione su cui io e altre persone stavamo sbattendo testa e cuore per cercare di costruirla secondo le premesse iniziali, ma con un senso pratico.

[La cosa bella di scrivere i progetti è quando poi li deve prendere in mano qualcun’altro. (Cit. la sottoscritta)]

Fattostà, dicevo, che mi innamoro: non di una persona ma di un metodo. A quel tempo non sapevo nulla di cicli di vita, impatto ambientale, culle, tombe o altre voci che comparivano in questa fase del lavoro, ma più le ascoltavo, più mi intrigavano. Ora lo troviamo menzionato ovunque (per fortuna) e fa parte integrante di un processo di progettazione che si possa definire moderno e orientato alla sostenibilità: ambientale, ovviamente, ma anche economica e sociale.

Si chiama LCA, o Life Cycle Assessment (analisi del ciclo di vita, di un prodotto o di un servizio). Mi piace perché, prima ancora di dare risposte, apre la strada a mille domande e considerazioni, permette di fare ipotesi e collocarle nei contesti di riferimento, misurando, immaginando, proiettando, costruendo scenari.

Me la sono portata dietro in tante delle attività che ho svolto dopo aver smesso di fare ricerca, anche in modi meno scientifici e più ludici e intellettuali, e oggi ve la ripropongo perché non essendo qualcosa di scolpito nella pietra, l’LCA può essere vista anche da un punto di vista più filosofico.

Analizzare il ciclo di vita di un prodotto dalla sua concezione alla sua fine può includere nuove variabili e dipende sempre molto dall’ottica di chi fa questa analisi.

Io ne ho discusso tanto per integrare in questa visione e nella pratica anche l’approccio intersezionale, che può sembrare confusionario peggio di un insalata di riso svuotafrigo, ma già che siamo in estate… perché no?

Due considerazioni serie

Integrare l’approccio intersezionale nell’Analisi del Ciclo di Vita (LCA) è cruciale per affrontare in modo completo e efficace le sfide della sostenibilità sociale e ambientale. La sostenibilità, per essere veramente inclusiva, deve considerare le diverse dimensioni delle disuguaglianze sociali che influenzano e sono influenzate dall’impatto ambientale dei prodotti. La sostenibilità sociale si riferisce alla capacità di una società di sostenere un alto livello di benessere umano, che comprende non solo la salute fisica ma anche il benessere sociale e psicologico. Un approccio intersezionale alla sostenibilità sociale riconosce che il benessere non è uniformemente distribuito all’interno della società e che le disuguaglianze basate su razza, genere, classe, e altre identità sociali possono amplificare le vulnerabilità e gli impatti negativi dei prodotti. E come abbiamo detto tante volte, questo si ripercuote direttamente anche sulla sostenibilità ambientale.

Quali sono gli aspetti da cui partire per integrare questo approccio?

Per prima cosa, riconoscere le disuguaglianze nella produzione e consumo di prodotti. Partiamo delle condizioni di lavoro, che nelle fasi di produzione dei prodotti per la salute possono variare notevolmente. In molti casi, le fabbriche sono situate in paesi in via di sviluppo dove le normative sul lavoro possono essere meno rigorose, sia dal punto di vista ambientale che sociale (e questo rappresenta spesso quel vantaggio per cui la produzione si decentra). Le donne e le minoranze, ma anche i bambini e le fasce meno abbienti spesso occupano le posizioni meno pagate e più pericolose. L’integrazione di un approccio intersezionale nell’LCA può aiutare a identificare e affrontare queste disuguaglianze, promuovendo condizioni di lavoro più giuste e sicure.

Ora, perdonatemi se vi faccio fare un balzo alla fine, prometto che torniamo subito. Ma è d’obbligo constatare che, una volta fatti e finiti, non tutte le comunità hanno uguale accesso ai prodotti per la salute. Le disparità economiche e sociali possono limitare l’accesso a farmaci essenziali e dispositivi medici. Anche qui, un’analisi intersezionale dell’LCA considera come le politiche di prezzo, la distribuzione e altre dinamiche influenzino l’accessibilità, proponendo soluzioni per rendere i prodotti più equamente disponibili.

Sì, ma, due esempi per maggiore chiarezza?

Eccoli.

La produzione di farmaci antiretrovirali per il trattamento dell’HIV/AIDS può essere analizzata attraverso un’ottica intersezionale. Questi infatti sono spesso prodotti in paesi in via di sviluppo, dove le condizioni di lavoro possono essere precarie. Un’analisi intersezionale potrebbe contribuire a esaminare non solo gli impatti ambientali della produzione, ma anche come le condizioni di lavoro influenzano le persone impiegate in tale produzione e il contesto sociale cui operano e vivono. Inoltre, l’accesso a questi farmaci può essere limitato nelle comunità povere e rurali, il che richiede strategie per migliorare la distribuzione e l’accessibilità.

Altro esempio: i dispositivi medici per la dialisi. Sono essenziali per i pazienti con insufficienza renale, ma la loro produzione e smaltimento comportano significativi impatti ambientali; ergo, le comunità svantaggiate possono essere esposte agli inquinanti generati dai processi di produzione e smaltimento. Un approccio intersezionale nell’LCA può aiutare a sviluppare soluzioni per ridurre questi impatti ambientali e garantire che i benefici dei dispositivi medici siano equamente distribuiti.

Se prendiamo tutto il percorso intero, vediamo che altri punti da considerare riguardano gli impatti ambientali differenziati. A cosa mi riferisco?

Per esempio, all’inquinamento e al degrado ambientale risultanti dalla produzione e smaltimento dei prodotti per la salute, che possono avere impatti differenziati sulle comunità su cui insistono. Le comunità povere e marginalizzate spesso vivono in aree più vicine a siti industriali e discariche, esponendosi a rischi maggiori per la salute. Un approccio intersezionale può aiutare a comprendere e mitigare questi impatti in modo più equo.

O ancora, ai cambiamenti climatici, che colpiscono le diverse popolazioni in modo diseguale. Abbiamo già visto in articoli precedenti che le comunità meno abbienti, spesso composte da minoranze etniche e sociali, sono generalmente più vulnerabili agli impatti negativi del cambiamento climatico. L’integrazione dell’intersezionalità nell’LCA permette di sviluppare strategie di mitigazione e adattamento che considerano queste vulnerabilità, promuovendo una maggiore giustizia climatica.

Eh, ma come si fa a promuovere la giustizia sociale ed ambientale?

Si parte, in alcuni casi, dalle politiche aziendali e governative, per renderle più inclusive. Le aziende possono sviluppare pratiche di approvvigionamento responsabile che tengano conto delle condizioni di lavoro e dei diritti umani, mentre i governi possono implementare regolamentazioni che promuovano la giustizia sociale ed ambientale. E per sapere che pesci prendere, la raccolta di dati disaggregati per genere, razza, classe e altre identità sociali è essenziale per identificare e analizzare le disuguaglianze. Questi dati possono aiutare a sviluppare indicatori di impatto sociale ed ambientale più accurati e rappresentativi.

Un approccio intersezionale può anche promuovere l’empowerment delle comunità marginalizzate, fornendo loro strumenti e risorse per partecipare attivamente ai processi decisionali ed essere ascoltate. Questo può includere la partecipazione a valutazioni di impatto ambientale, la negoziazione di condizioni di lavoro migliori e l’accesso a prodotti per la salute a prezzi adeguati.

Per fare tutto questo serve col-la-bo-ra-zio-ne: tra menti, persone, correnti di pensiero e tra diverse discipline, inclusi gli studi di genere, la sociologia, l’economia e l’ambiente. Tutto questo può solo arricchire l’analisi intersezionale dell’LCA, portando a una comprensione più completa delle interazioni tra disuguaglianze sociali e impatti ambientali. Adottare metodologie intersezionali nell’LCA può contribuire a creare politiche e pratiche che promuovano la giustizia sociale ed ambientale, migliorando il benessere delle comunità vulnerabili e proteggendo l’ambiente per le generazioni future.

Per te

Sul sito Gendered Innovations, che ormai ho segnalato un discreto numero di volte in questi articoli, trovi un esempio di Intersectional LCA applicato al campo della moda sostenibile. Te lo consiglio, è molto interessante! 🙂