Data center: la rivoluzione digitale tra salute e sostenibilità

Tra potenza e sostenibilità: come i data center stanno cambiando il mondo (e il clima)

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Photo by Alexander Sinn on Unsplash

Sì, ero sparita. Il mio ultimo articolo risale vergognosamente al 20 gennaio e nel frattempo è iniziata una campagna bella importante, quindi la mia creatività è stata assorbita da altro.

Oggi però ho avuto una piccola spinta, e nemmeno troppo gentile, da un articolo che ho letto sui data center e, in particolare, su dove metterli, nel mondo. Una domanda non banale, che mi ha ricordato quanto sia importante questo argomento anche nel campo della salute. Soprattutto per la rivoluzione che stanno portando i dati in termini di opportunità, ma anche per l’impatto ambientale, di cui non si può non parlare.

E potevamo noi esimerci dal farlo? Here we go.

I dati sono il vero oro del nostro tempo.

Quante volte l’avete sentita dire questa frase? Io un miliardo. Mi ha anche stancato, ma purtroppo è così vera che tocca crederle.

Dalle diagnosi mediche alla gestione delle città, dalla sicurezza informatica ai social media, la nostra vita è connessa a un’infrastruttura digitale invisibile ma potentissima. Al centro di questa rivoluzione ci sono i data center, autentiche cattedrali della tecnologia che custodiscono, elaborano e distribuiscono le informazioni che usiamo ogni giorno. Ma c’è un lato oscuro: il loro consumo energetico è astronomico e il loro impatto ambientale è tutt’altro che trascurabile. I dati sono invisibili e intangibili, ma la loro produzione non lo è: questo trae spesso in inganno.

Come i dati e il supercalcolo stanno rivoluzionando la salute

Se oggi la medicina ha fatto passi da gigante, gran parte del merito va ai data center. Grazie alla loro potenza di calcolo, possiamo analizzare enormi quantità di dati clinici in pochi secondi, permettendo diagnosi precoci e trattamenti più efficaci.

Parliamo, ad esempio, della lotta al cancro: algoritmi basati sull’intelligenza artificiale analizzano milioni di immagini diagnostiche, individuando tumori nelle loro fasi iniziali, quando sono ancora trattabili con maggiore successo. Anche la telemedicina, che ha rivoluzionato il modo in cui accediamo alle cure durante la pandemia, è resa possibile da server super potenti che garantiscono connessioni stabili e sicure.

E non dimentichiamo la sicurezza dei farmaci: i data center permettono di monitorare gli effetti collaterali in tempo reale su scala globale, migliorando la qualità delle cure e riducendo i rischi per i pazienti. Insomma, senza dati e senza un luogo per contenerli e gestirli, la medicina moderna non sarebbe la stessa.

Uno degli ambiti in cui i dati stanno avendo un impatto rivoluzionario è il drug repurposing, o riposizionamento, ovvero il riutilizzo di farmaci già esistenti per nuove indicazioni terapeutiche. Questa pratica consente di ridurre drasticamente i tempi e i costi di sviluppo di nuovi farmaci, offrendo cure più rapide ed efficaci per malattie anche gravi. Grazie alla potenza del supercalcolo, i data center analizzano miliardi di combinazioni tra molecole e patologie, accelerando il processo di scoperta di nuove applicazioni per farmaci già approvati. Un esempio concreto è stato l’uso dell’intelligenza artificiale e dei bidìg data per identificare potenziali terapie contro il COVID-19 in tempi record, sfruttando database globali di molecole già studiate.

Ma non è solo la medicina a trarre beneficio. Pensiamo alle smart cities, le città intelligenti che utilizzano i dati per ottimizzare il traffico, gestire i rifiuti, ridurre i consumi energetici e migliorare la qualità della vita dei cittadini. I data center sono il cervello dietro questi sistemi, consentendo di elaborare milioni di dati in tempo reale per creare ambienti urbani più efficienti e sostenibili.

Ma sai che a me della salute importa molto 🙂

Un gigante assetato di energia

L’adozione crescente dell’intelligenza artificiale (IA) ha portato a un aumento significativo delle emissioni dei data center. Secondo un articolo di The Conversation, l’addestramento di modelli di IA richiede enormi quantità di energia, contribuendo in modo sostanziale all’impronta di carbonio del settore tecnologico. Ad esempio, l’addestramento di un singolo modello di deep learning può produrre emissioni di CO₂ equivalenti a quelle generate da cinque automobili durante l’intero ciclo di vita.

Questo aumento della domanda energetica non solo solleva preoccupazioni ambientali, ma mette anche sotto pressione le infrastrutture elettriche esistenti, evidenziando la necessità di soluzioni più sostenibili nel campo dell’IA e dei data center.

C’è un problema. Questi colossi digitali consumano un’enorme quantità di energia. Secondo la World Bank e l’ITU, un singolo data center può consumare fino a 100 volte più energia per metro quadrato rispetto a un normale edificio commerciale. In Irlanda, ad esempio, rappresentano il 20% del consumo nazionale di elettricità. E poi c’è il problema dell’acqua: il raffreddamento dei server richiede milioni di litri all’anno, creando un conflitto con le esigenze delle comunità locali.

E che dire dei rifiuti elettronici? Server e hardware hanno una vita breve, e quando vengono dismessi, creano tonnellate di rifiuti altamente inquinanti. Senza strategie efficaci di riciclo e riutilizzo, rischiamo di trasformare questa rivoluzione digitale in una emergenza ecologica.

La dipendenza da energia fossile è un altro tema scottante. Molti data center, soprattutto nei paesi con una rete elettrica meno sviluppata, si affidano a combustibili fossili per mantenere in funzione i loro server. Questo significa che, oltre a consumare molta energia, emettono anche grandi quantità di CO2 nell’atmosfera, contribuendo all’effetto serra e al cambiamento climatico.

Come rendere i data center più “green”?

La International Telecommunication Union e The World Bank nel 2023 hanno prodotto un report che parla proprio di questo e di come andare verso una trasformazione digitale sostenibile. La domanda è: possiamo invertire la rotta?

Nel report si parla di alcune soluzioni già in atto per rendere i data center più sostenibili.

1. Energia rinnovabile: il primo passo obbligato

Sempre più aziende stanno puntando sulle rinnovabili per alimentare i loro data center. Oggi, circa il 40% dei grandi data center nel mondo utilizza già energia verde, con l’obiettivo di arrivare al 100% entro il 2030. Un esempio? Scala Data Centers in America Latina è interamente alimentato da fonti rinnovabili certificate, riducendo drasticamente le emissioni di CO2. E Facebook ha creato un sistema che riutilizza il calore dei server per riscaldare le case nella città di Odense, in Danimarca.

Ma non basta installare pannelli solari sui tetti dei data center. Bisogna ripensare completamente il modo in cui queste strutture vengono alimentate, investendo in soluzioni di accumulo energetico per garantire una fornitura costante anche quando il sole non splende o il vento non soffia.

Ma soprattutto: è una soluzione accessibile ovunque? Non importa dare una risposta, porsi questa domanda è già un passo importante.

2. Raffreddamento smart: meno sprechi, più efficienza

Il raffreddamento è il tallone d’Achille dei data center: senza sistemi adeguati, il consumo energetico schizza alle stelle.

Ma ci sono soluzioni innovative in arrivo. Il Green Mountain Data Center in Norvegia, ad esempio, utilizza l’acqua fredda di un fiordo per raffreddare i server, senza bisogno di sistemi meccanici. Il raffreddamento a liquido, sempre più diffuso, può ridurre il consumo di energia fino al 30% rispetto ai metodi tradizionali ad aria.

Nuove tecnologie stanno esplorando anche il raffreddamento a immersione, dove i server vengono immersi in liquidi speciali che dissipano il calore in modo estremamente efficiente. Questo potrebbe rappresentare una svolta per ridurre ulteriormente i consumi energetici.

Liquidi speciali tipo?

3. Costruire meglio per consumare meno

La progettazione degli edifici può fare la differenza. L’EcoDataCenter in Svezia è costruito con legno laminato incrociato, un materiale molto più sostenibile rispetto al cemento e all’acciaio, riducendo le emissioni di CO2 fino al 50%. Inoltre, la scelta della localizzazione è fondamentale: costruire data center in zone fredde aiuta a ridurre la necessità di raffreddamento artificiale.

Questo vuol dire che ci sono zone del mondo dove è sconsigliato proprio per le elevate temperature, e spesso sono le stesse zone dove c’è scarsità idrica e carenza di infrastrutture per la fornitura di energia.

4. L’economia circolare entra in gioco

C’è poi il tema dei rifiuti elettronici. Attualmente, solo il 17,4% dei rifiuti hi-tech viene riciclato correttamente. L’adozione di componenti modulari e aggiornabili può allungare la vita dei server, riducendo la necessità di produrre continuamente nuovi dispositivi. Alcune aziende stanno già lavorando su programmi di riutilizzo, vendendo hardware usato a organizzazioni che non necessitano delle ultime novità tecnologiche.

Inoltre, ci sono programmi di recupero dei materiali preziosi contenuti nei dispositivi elettronici, come oro, argento e rame, che possono essere estratti e riutilizzati per la produzione di nuovi componenti.

E’ necessario trovare soluzioni anche per far sì che lo smaltimento di questi oggetti non diventi un fardello per alcuni paesi che oggi vengono utilizzati come discariche finali di molti dei rifiuti elettronici, con ripercussioni ambientali, sociali e di salute importanti.

Il futuro dei data center: il gioco vale la candela?

I data center sono il motore della nostra società digitale e il loro ruolo diventerà sempre più centrale. Ma se non si trovano soluzioni sostenibili, il prezzo da pagare in termini ambientali sarà troppo alto. E’ un problema anche a livello geopolitico, perché la fornitura di energia e di acqua oggi scatena più guerre dell’oro stesso. E’ tutto interconnesso.

Il settore si sta già muovendo verso un futuro più green e le tecnologie disponibili ci permettono di ripensare queste strutture in modo più intelligente ed efficiente. Ma serve pensare in maniera trasversale.

Un equilibrio complesso: trovare il giusto compromesso

La questione dei data center è un perfetto esempio della complessità delle scelte tecnologiche moderne. Da un lato, questi centri sono essenziali per il progresso scientifico, la sanità, l’innovazione e lo sviluppo economico globale. Dall’altro, il loro impatto ambientale è enorme e non può essere ignorato. Il punto centrale non è scegliere tra progresso e sostenibilità, ma trovare un compromesso intelligente che permetta di bilanciare entrambi gli aspetti senza ipotecare il futuro delle prossime generazioni (non della Terra, lei vive benissimo anche senza di noi!).

Le soluzioni esistono, ma non sono prive di sfide. L’uso delle energie rinnovabili, il miglioramento dell’efficienza energetica e la gestione responsabile dei rifiuti elettronici sono passi fondamentali, ma devono essere adottati su scala globale e in tempi rapidi. Ogni scelta ha i suoi pro e i suoi contro, e spetta a governi, aziende e consumatori pesare questi fattori con attenzione per garantire che il futuro della tecnologia sia non solo innovativo, ma anche responsabile.

E qui torna sempre il solito leit motiv: non tutte le zone del mondo sono allo stesso livello di prontezza e in molti casi non per causa loro.

Investire in data center sostenibili non è solo una scelta etica, ma anche economica: ridurre il consumo energetico può abbattere i costi operativi fino al 30% nel lungo periodo.

Quindi sì, il futuro è digitale, ma sta a noi decidere se sarà anche sostenibile.

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