

Due laboratori per integrare equità e sostenibilità nella ricerca
Quando parliamo di formazione nella ricerca, pensiamo quasi sempre a metodi statistici, tecniche di laboratorio, scrittura di grant, gestione dei dati. Tutto fondamentale.
Ma c’è una domanda che raramente entra nei percorsi formativi: come stiamo progettando?
Non solo cosa stiamo studiando, ma come stiamo costruendo le nostre domande, i nostri campioni, le nostre scelte metodologiche.
La ricerca per la salute non è neutra. Non è neutra rispetto alle persone che include o esclude. Non è neutra rispetto ai contesti sociali in cui verrà applicata. Non è neutra rispetto alle risorse ambientali che consuma mentre cerca soluzioni.
E se la formazione dei giovani ricercatori non affronta queste dimensioni, rischiamo di produrre ottimi tecnici, ma progettisti poco consapevoli.
Da qui nascono due laboratori in presenza, pensati per scuole di dottorato, dipartimenti e centri di ricerca che vogliono integrare nel proprio percorso formativo una riflessione concreta su equità e sostenibilità nel design della ricerca.
Non sono corsi teorici.
Sono spazi di revisione progettuale.
Dalla molecola alla persona
Progettare la salute con la lente del genere e dell’intersezionalità
Ogni progetto di ricerca parte da una domanda. Ma ogni domanda è già una scelta.
Chi consideriamo rappresentativo?
Quali variabili riteniamo rilevanti?
Quali differenze trattiamo come rumore statistico invece che come informazione?
Integrare genere e intersezionalità nella ricerca per la salute non significa aggiungere una voce nel questionario o una stratificazione a posteriori. Significa rivedere il design stesso dello studio: criteri di inclusione ed esclusione, definizione degli endpoint, raccolta e interpretazione dei dati, trasferibilità dei risultati.
Durante il laboratorio lavoriamo con carte progettate per far emergere bias impliciti e punti ciechi metodologici. Le carte non servono a “sensibilizzare”, ma a creare attrito cognitivo: ogni domanda costringe a esplicitare assunzioni che spesso restano implicite.
Il risultato non è una maggiore consapevolezza astratta, ma un progetto più robusto.
Un protocollo che tiene conto della complessità reale delle persone a cui è destinato.
In un contesto formativo, questo significa dare ai giovani ricercatori uno strumento in più: la capacità di interrogare criticamente il proprio design prima che lo faccia un revisore.
Quanto pesa la tua ricerca?
Integrare sostenibilità ambientale nel processo di ricerca
La ricerca produce conoscenza.
Ma produce anche consumo di energia, materiali, rifiuti, dipendenze logistiche globali.
Eppure l’impatto ambientale raramente entra nella formazione metodologica dei ricercatori. Parliamo di sostenibilità a livello istituzionale, ma difficilmente la traduciamo in criteri progettuali.
In questo laboratorio mappiamo il ciclo di vita di un progetto di ricerca: dalla fase sperimentale alla possibile applicazione clinica o territoriale. Attraverso carte tematiche dedicate a energia, materiali, rifiuti, supply chain e indicatori, i partecipanti analizzano il proprio lavoro come sistema.
Non per rallentare l’innovazione, ma per renderla più solida nel tempo.
Integrare criteri ambientali significa anticipare rischi, identificare colli di bottiglia, esplicitare trade-off tra efficacia, costi e impatto. Significa considerare la sostenibilità come parametro di qualità progettuale, al pari di robustezza metodologica e riproducibilità.
In un percorso formativo, questo passaggio è cruciale: prepara ricercatori capaci di progettare in un mondo con risorse limitate, filiere instabili e richieste istituzionali sempre più stringenti.
Una formazione che lavora sui progetti reali
Entrambi i laboratori durano 3 ore e sono strutturati per massimizzare il lavoro applicativo: una breve cornice iniziale, seguita da attività in piccoli gruppi su progetti reali o casi studio, e una restituzione finale orientata a decisioni concrete.
Non sono momenti motivazionali.
Non sono lezioni sull’etica.
Sono esercizi di progettazione avanzata.
I partecipanti escono con:
– una revisione critica del progetto analizzato
– una lista di azioni migliorative realistiche
– un framework riutilizzabile nella scrittura di grant e protocolli futuri
Per le scuole di dottorato e i dipartimenti, significa integrare nel percorso formativo competenze trasversali sempre più richieste: capacità di visione sistemica, responsabilità progettuale, argomentazione consapevole delle scelte.
Formare chi fa ricerca oggi significa preparare chi dovrà progettare soluzioni in contesti complessi domani.
Se vuoi portare questi laboratori nella tua scuola di dottorato, nel tuo dipartimento o nel tuo centro di ricerca, scrivimi. Possiamo adattare il percorso al vostro ambito disciplinare e lavorare su casi specifici.
La qualità della ricerca non si misura solo nei risultati.
Si misura nelle domande che decidiamo di non evitare.
