“POV: quando pulire casa ti calma”
L’ho letto su un video qualche giorno fa: non era la prima volta che mi capitava, ma ho pensato subito “no vabbè”, e non con connotazione positiva.
Credo che nessuno della mia generazione (lontano 1985) si sarebbe mai immaginatə una scenario in cui pulire per ore bagni, cucine e tutti i pertugi di casa potesse diventare un antidepressivo naturale. Ricordo che ho sempre vissuto con una discreta malcelata svogliatezza le pulizie, sin da quando ero bambina. “Casa brillante” è un concetto che poteva stare bene solo come slogan sulle bottiglie di detersivo targate Mastro Lindo, ma non ho mai sentito la necessità di metterlo in pratica.
TikTok però, negli ultimi anni, ha messo in atto una rivoluzione. O meglio, dovremmo dire CleanTok, quella branca speciale del social più popolare del momento dove detersivi, spazzole e superfici brillanti sono il must-have di ogni casa che si rispetti. Vanta un hashtag da ormai decine di milioni di visualizzazioni e una galleria di molteplici possibilità per imparare come scrostare in maniera efficace anche l’anima del diavolo in persona.
Pulire, qualsiasi cosa, non è mai stato così soddisfacente e facile, ma soprattutto veloce: a suon di timelapse (tecnica che scatta un fotogramma ogni tot secondi), che rende rapide e interessante anche la pratica più noiosa della terra, e di suoni in perfetto stile ASMR, pulire un lavandino o scrostare il WC, nonché i vetri della doccia, diventa un piacere. E più sono sporchi, più la soddisfazione finale di chi guarda sarà elevata, come se lo avessimo fatto noi. Un dirty pleasure che ormai viene considerato addirittura glamour.
Ma perché?
Partiamo dal presupposto che la lotta ai germi e la disinfezione sono fra le cose che ci hanno permesso di arrivare integri e mediamente funzionanti fino a qui: che l’igiene sia un salva-vita è un dato di fatto e non va dimenticato. Forse, però, siamo passati al livello “too much” e ci ha preso un po’ troppo la mano. La conoscenza di base della chimica, tra l’altro, è la grande assente in questa lotta continua allo sporco, dato che vengono spesso mischiati tra loro più prodotti il cui agente principale va in evidente contrasto con tutti gli altri. Citiamo ovviamente il classico bicarbonato e aceto, pace all’anima loro, ma la lista potrebbe continuare.
Si tratta solo di preoccupazione per possibili infezioni quindi? No, tutto questo rientra bene in quello che è stato definito come un fenomeno di igiene performativa, che riguarda la condivisione di video in cui gli utenti mostrano le loro abitudini di pulizia in modo estetico e spesso esagerato. Questi video non solo cercano di intrattenere ma anche di motivare gli spettatori a pulire e organizzare i propri spazi. Tuttavia, si discute anche su quanto questa rappresentazione sia genuina o se diventi una forma di esibizionismo sociale, dove l’aspetto visivo e la perfezione diventano più importanti dell’efficacia della pulizia stessa.
Ovviamente ci sono ditte e realtà che non si sono minimamente fatte scappare l’opportunità di sfruttare questa fortunatissima ondata di popolarità delle pulizie e hanno stretto partnership con TikTok per costruire communities, enciclopedie, gruppi di cleantokers (così vengono definitə, da “cleaning influencers”) che si scambiano consigli e che, soprattutto, mettono in bella mostra nuovi imperdibili prodotti. Unilever in particolare, a fine 2023, aveva registrato per i propri prodotti di pulizia un aumento delle vendite del 38% proprio grazie a loro. Una vera e propria manna dal cielo.
Anche la vostra casa, insomma, potrebbe essere molto più pulita: ma a costo di cosa? Questo fenomeno solleva questioni su autenticità, pressione sociale e l’impatto ambientale dei prodotti usati frequentemente nei video.
Impatto ambientale: il grande elefante nella stanza
Il fenomeno di CleanTok su TikTok, che mette in scena vari trucchi e suggerimenti per la pulizia, ha catturato l’attenzione di milioni di utenti. Questo trend, sebbene possa apparire innocuo e divertente, solleva importanti questioni ambientali legate al consumo eccessivo e non sempre consapevole di prodotti per la pulizia. I video di CleanTok tendono a promuovere l’uso di numerosi prodotti chimici per compiti che, in realtà, potrebbero non richiederli, incoraggiando così un modello di consumo che può aumentare inutilmente i rifiuti e l’impatto ambientale.
Un concetto interessante che emerge in relazione a CleanTok è quello degli effetti rebound, ossia le conseguenze non intenzionali delle scelte che sembrano ecologiche ma che in realtà possono aumentare l’impatto ambientale. Un esempio: scegliere prodotti di pulizia eco-compatibili potrebbe portare i consumatori a usarli in eccesso, credendo erroneamente che il loro impatto ambientale sia trascurabile. Questo comportamento compensativo può annullare i benefici dell’adozione di prodotti più green, aumentando il consumo complessivo e l’impatto ambientale associato.
La nostra soddisfazione emerge nello stesso momento in cui tutta la schiuma e i residui di sporco sono spariti giù per lo scarico del lavandino: da lì in poi non sarà più affar nostro, ma di qualche virtuoso depuratore (nel migliore dei casi) che ha il compito di rimuovere i vari residui di tensioattivi. E poi?
I saponi e i prodotti per la pulizia possono avere diversi impatti negativi sull’ambiente una volta dispersi. Molti di questi prodotti contengono sostanze che possono essere tossiche per la vita acquatica e possono contribuire all’inquinamento delle acque. I fosfati, ad esempio, sono noti per il loro ruolo nell’eutrofizzazione degli ambienti acquatici, che porta a fioriture algali dannose e riduce i livelli di ossigeno, compromettendo la sopravvivenza degli organismi acquatici. Alcuni prodotti possono anche influire sul pH dell’acqua e sul funzionamento degli ecosistemi. Per ridurre questi impatti, è importante scegliere prodotti ecologici e seguire le indicazioni per un loro uso corretto e, soprattutto, dosato.
Insomma, pulito è bello ma, come si suol dire, “anche meno”.
