HTA: c'è dell'ambiente in questa salute

E’ ora di ripensare come valutiamo le tecnologie sanitarie

Quando nel 2022 ho scritto “Salute a tutti i costi” ho passato in rassegna i vari documenti che le istituzioni europee e mondiali, le associazioni di categoria e gli organi di controllo stilano periodicamente con le visioni e i nuovi approcci a questo o quell’aspetto. Io mi sono concentrata molto sull’ambito farmaceutico, perché di questo parlavo nel libro, e ho raccontato l’evoluzione culturale, prima ancora che tecnica, che ha portato a considerare gli aspetti di impatto ambientale tanto importanti quanto quelli legati all’efficacia e alla sicurezza. Nel 2006 sono stati introdotti gli studi di eco-tossicità (lo so, è meno di 20 anni fa), portando la valutazione del farmaco ad un livello di complessità maggiore con l’obiettivo di ridurre l’impatto sull’ambiente e tutto ciò che ci vive. Noi compresi.

Complicato, sì, ma era necessario.

Oggi l’attenzione su questo tema è molto più alta e i riflettori si stanno finalmente accendendo con un approccio più olistico e meno settoriale. Un ambito su cui si sta ragionando per includere anche la componente di sostenibilità ambientale è l’Health Technology Assessment, in gergo HTA. Se non ne hai mai sentito parlare, lo spiego in poche righe qui sotto, così capiamo insieme perché dovrebbe interessarci.

Cos’è l’HTA e perché è importante?

L’Health Technology Assessment (HTA) è un modo per capire se una nuova tecnologia sanitaria vale davvero la pena di essere adottata. Parliamo di farmaci, dispositivi medici, trattamenti… insomma, tutto quello che può influenzare la nostra salute.

Funziona meglio di quello che già abbiamo? È sicuro? Quanto costa? Tieni a mente quest’ultima domanda.

Esempio: la risonanza magnetica. Negli anni ‘80 era una novità pazzesca, ma molto costosa. Grazie all’HTA si è capito dove e come usarla al meglio, evitando sprechi. Oggi, questo metodo aiuta a valutare qualsiasi nuova tecnologia sanitaria, tenendo conto di tanti aspetti: efficacia, effetti collaterali, qualità della vita, costi per il paziente e impatto sull’organizzazione dei sistemi sanitari.

“Quanto costa” è una delle domande principali che ci si fanno nell’HTA, perché questo tipo di valutazione è molto economica, si parla di soldoni sonanti.

Ma c’è un aspetto che viene trascurato: l’impatto ambientale. E qui arriva la domanda chiave: possiamo davvero parlare di una valutazione completa se non consideriamo anche l’ecologia?

L’HTA è davvero completo senza l’ambiente?

Mettiamoci nei panni di chi deve decidere se approvare una nuova tecnologia sanitaria. Ovviamente penserà a quanto sia efficace, ai suoi costi, ai possibili effetti collaterali. Ma quanti si chiedono: quanto inquina?

Un dato che per diversi anni è stato poco divulgato è questo: il settore sanitario è uno dei più grandi responsabili delle emissioni di CO₂.

  • Nel Regno Unito, il National Health Service (NHS) ha prodotto 24,7 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente nel 2012.

  • Negli Stati Uniti, nel 2007, l’intero settore sanitario ha contribuito per 546 milioni di tonnellate, pari all’8% delle emissioni totali del paese.

Ma da dove arriva tutto questo inquinamento? Produzione e trasporto di farmaci, energia per ospedali e laboratori, gestione dei rifiuti sanitari, spostamenti di pazienti e operatori… La sanità è un sistema enorme e complesso, eppure raramente ci domandiamo: quanto pesa tutto questo sull’ambiente?

Perché dovremmo includere l’ambiente nelle valutazioni HTA?

Ci sono almeno due ottime ragioni per cui l’HTA dovrebbe iniziare a includere l’impatto ambientale:

  1. L’ambiente e la salute sono collegati Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, il 25% delle malattie globali è legato a fattori ambientali. L’inquinamento atmosferico, i rifiuti sanitari mal gestiti e il cambiamento climatico influenzano direttamente il nostro benessere. Quindi, una tecnologia che riduce l’inquinamento non sta solo proteggendo la natura, ma sta anche facendo bene alla nostra salute.

  2. I governi si stanno già muovendo in questa direzione Alcuni paesi hanno già capito che il settore sanitario deve diventare più green:

    • La Svezia sta valutando un sistema di eco-classificazione per i farmaci.

    • Il Regno Unito, per primo in Europa, ha fissato obiettivi ambiziosi per ridurre le emissioni del suo sistema sanitario.

Se l’HTA serve a prendere decisioni intelligenti e informate, non dovremmo includere anche questi aspetti?

L’analisi del ciclo di vita (LCA) nelle tecnologie sanitarie

Negli ultimi anni si sta discutendo sempre più dell’integrazione dell’impatto ambientale nelle valutazioni dell’Health Technology Assessment (HTA). Un approccio promettente è il Life Cycle Assessment (LCA), descritto in un articolo uscito da pochissimo che analizza ogni fase del ciclo di vita di un prodotto per misurarne l’impatto ecologico. Soprattutto, è intelligente il fatto di inserirlo nelle valutazioni, con l’obiettivo di capire dove si concentra il maggiore inquinamento e come ridurlo.

Per approfondire questa idea, un gruppo di ricercatori ha costruito una matrice di analisi che mette a confronto tre tecnologie sanitarie – farmaci, telemedicina e dispositivi medici – con le cinque fasi principali del loro ciclo di vita, così come definite dal Product Environmental Footprint (PEF):

  1. Acquisizione delle materie prime e pre-lavorazione → Produzione di componenti e utilizzo di materiali grezzi.

  2. Fabbricazione del prodotto → Assemblaggio e lavorazione finale.

  3. Distribuzione e stoccaggio → Trasporto e logistica del prodotto finito.

  4. Utilizzo → Impatto legato al consumo durante l’uso.

  5. Fine vita → Smaltimento o riciclo.

Sulla base di questa matrice, gli autori hanno analizzato una serie di studi dal repository Healthcare LCA, che raccoglie ricerche dedicate alla misurazione dell’impatto ambientale delle tecnologie sanitarie. Gli articoli selezionati si concentravano su farmaci, telemedicina e dispositivi medici, con particolare attenzione alle fasi del ciclo di vita più critiche.

La ricerca ha evidenziato che non tutte le fasi del ciclo di vita hanno lo stesso impatto ambientale e che l’importanza di ciascuna varia a seconda della tecnologia considerata. Gli autori hanno classificato le fasi con tre livelli di impatto: molto rilevante, moderatamente rilevante e poco rilevante, sulla base di fattori come le emissioni di CO₂, il consumo energetico e l’uso di risorse naturali.

Ecco cosa è emerso:

  • Farmaci: qui la a fase più critica è l’acquisizione delle materie prime, a causa dell’uso massiccio di solventi e processi chimici energivori, con elevati livelli di emissioni di CO₂.

  • Telemedicina: in questo caso, il problema principale non è tanto la produzione, quanto l’utilizzo: i dispositivi elettronici consumano energia durante l’uso, ma l’impatto ambientale della loro produzione è relativamente inferiore rispetto ad altre tecnologie.

  • Dispositivi medici: l’estrazione delle materie prime per strumenti monouso è tra le fasi più impattanti, con costi energetici elevati e una significativa impronta di carbonio.

Perché è importante questa analisi?

Perché stimola una riflessione su quali momenti chiave del ciclo di vita considerare nell’HTA e su quali tecnologie richiedano più attenzione dal punto di vista ambientale. Capire dove si concentra il maggiore impatto può aiutarci a trovare soluzioni più sostenibili, come migliorare i processi di produzione, ridurre gli sprechi o sviluppare alternative più ecologiche.

Quindi sì, integrare il LCA nelle valutazioni HTA potrebbe cambiare il modo in cui scegliamo e regolamentiamo le tecnologie sanitarie, garantendo non solo un miglior rapporto costo-beneficio in termini economici, ma anche un minore impatto ambientale per il futuro.

Anche perché… possiamo permetterci di ignorare l’ambiente?

Pensiamo alla nostra vita quotidiana. Quante volte ci fermiamo a riflettere sull’impatto ambientale delle nostre scelte sanitarie?

  • Quando compriamo un farmaco, ci chiediamo mai se la sua produzione sia sostenibile o se il packaging sia ridondante?

  • Quando andiamo dal medico, pensiamo a quanta energia viene consumata in ospedale?

  • E se dovessimo scegliere tra due trattamenti equivalenti, sceglieremmo quello con il minor impatto ambientale?

Sono quasi sicura che tu abbia risposto NO a tutte queste domande e ti rassicurerà sapere che è del tutto normale: non abbiamo questa abitudine e va sviluppata culturalmente, un po’ alla volta. E molto spesso non siamo noi a dover prendere queste decisioni, ma avere in mente su quali parametri vengono prese è molto utile.

Forse è il momento di iniziare a porci più domande: Esistono alternative più sostenibili? Il sistema sanitario sta facendo abbastanza per diventare ecologico? Noi possiamo fare qualcosa?

La sanità non è un mondo a parte, scollegato dal resto del pianeta. Ogni scelta ha un effetto domino. Se vogliamo un futuro più sano per noi e per il pianeta, dobbiamo cominciare a integrare la sostenibilità nelle decisioni sanitarie, sia a livello istituzionale che individuale.

L’HTA può continuare a valutare solo i soliti parametri o evolversi per affrontare anche le sfide ambientali e la tecnologia sanitaria può essere innovativa non solo per le cure che offre, ma anche per l’impatto che ha sull’ambiente. La domanda non è più se dovremmo considerare l’ambiente nelle valutazioni sanitarie, ma quando inizieremo a farlo sul serio.

Spunti utili per te, se vuoi approfondire: