One Health e innovazione: a che punto siamo?

Intersezionalità e nuove frontiere per un approccio integrato alla salute

Ne sentiamo parlare diffusamente da poco, ma è un concetto che quest’anno ha soffiato ben 20 candeline sulla torta. Negli ultimi anni, il concetto di One Health ha guadagnato sempre più attenzione come approccio integrato alla salute umana, animale e ambientale. Venne sviluppato in risposta alle crisi sanitarie globali come l’epidemia di SARS del 2003-2004, ma più in generale vuole superare le tradizionali barriere disciplinari e promuovere la collaborazione tra diversi settori per migliorare i risultati sanitari complessivi. Dopo un’era dedicata alla iper-specializzazione, è ora il momento di tornare ad una visione più olistica e trasversale.

Long story short: One Health enfatizza la collaborazione tra tre principali campi di studio per produrre i migliori outcome di salute possibili per tutti gli esseri viventi e per l’ecosistema nel suo complesso, riconoscendo che la salute umana non esiste in isolamento, ma è parte integrante di una matrice più ampia.

E come si inserisce in questo quadro l’aspetto intersezionale?

Un aspetto interessante dell’approccio One Health è la sua connessione implicita con il pensiero femminista, in particolare con le teorie intersezionali, secondo le quali diverse identità (es. genere, razza, classe) si intersecano e influenzano in maniera decisa l’esperienza di discriminazione e oppressione. Entrambi gli approcci riconoscono che le soluzioni più efficaci emergono quando si considerano le intersezioni e le interdipendenze tra diverse variabili. Ad esempio, i cambiamenti climatici possono influenzare gli habitat degli animali, aumentando il rischio di malattie zoonotiche che, a loro volta, impattano la salute umana. Nell’ambito della salute globale, l’intersezionalità è cruciale per comprendere come le disuguaglianze possano influenzare la vulnerabilità alle malattie, l’accesso ai servizi sanitari e gli output sulla salute. Donne e ragazze, specialmente quelle appartenenti a minoranze etniche o a gruppi socio-economicamente meno avantaggiati, sono più esposte a sperimentare barriere significative nell’accesso alle cure mediche e alla prevenzione delle malattie. L’approccio One Health, integrando una prospettiva intersezionale, può aiutare a identificare e affrontare queste barriere, promuovendo politiche e pratiche che siano inclusive e giuste.

Costruire resilienza attraverso un approccio One Health sensibile al genere

Ormai lo sappiamo, la pandemia di COVID-19 ha messo in luce le profonde interconnessioni tra la salute umana, animale e ambientale, e ha evidenziato la necessità di implementare un approccio One Health per affrontare le sfide multiple e interconnesse che ci troviamo a vivere quotidianamente. Ma dobbiamo andare oltre alla sola adozione e implementazione dell’approccio One Health e riconoscere che questo potrà raggiungere il suo scopo vitale solo se verranno affrontati alcuni dei principali pilastri, come le disuguaglianze di genere.

Integrare un approccio sensibile al genere e intersezionale in One Health significa riconoscere che le soluzioni sanitarie devono essere adattate ai bisogni specifici delle diverse comunità e identità. Questo include non solo la progettazione di politiche sanitarie che tengano conto delle differenze di genere e delle disuguaglianze sociali, ma anche l’implementazione di programmi che rafforzino il ruolo delle donne e delle comunità marginalizzate nella promozione della salute e nella prevenzione delle malattie. L’uguaglianza di genere e l’integrazione della prospettiva di genere nella ricerca sono state stabilite come priorità anche nei programmi di ricerca e di finanziamenti attualmente in corso. La mancanza di uguaglianza di genere e di diversità nelle posizioni di leadership nella ricerca comporta una considerevole perdita di opportunità e influisce negativamente sulla capacità decisionale istituzionale, concretizzandosi in una ridotta capacità per le donne di influenzare l’agenda della ricerca.

E’ politica anche questa e non possiamo mai considerare la scienza come qualcosa ad essa estranea.

Possiamo fare un passo in più e parlare anche di “queering health”, una visione che offre ulteriori spunti innovativi, sfidando le categorizzazioni rigide e binarie e promuovendo una visione più fluida e dinamica della salute. Questo è particolarmente rilevante in un contesto globale dove le esperienze di salute delle persone LGBTQIA+ sono spesso marginalizzate, non capite, non ascoltate. Adottare un approccio queer significa riconoscere e valorizzare queste esperienze, migliorando l’accesso e l’equità sanitaria e rendendo visibili le necessità di tutte le persone.

“They’ll never take my power, my power, my power…”

(se non ti sei immaginatə la melodia mentre leggevi questa frase, clicca qui per ritrovare ritmo e ispirazione)

Le relazioni di potere di genere costituiscono le cause profonde delle disuguaglianze di genere e sono tra i determinanti sociali della salute più influenti. Come relazione di potere, il genere influenza la natura della forza lavoro sanitaria, le implicazioni dei fondi che vengono destinati all’ambito sanitario, la raccolta e gestione dei dati, e il modo in cui vengono sviluppate e implementate le politiche e i programmi sanitari stessi. Fa tutto parte di una serie di scelte e le scelte vengono fatte sulla base di ciò che si ritiene prioritario: per cultura, formazione, forma mentis, pregiudizi. Nonostante le prove crescenti della relazione tra genere e salute e delle sue implicazioni, le disuguaglianze persistono; a partire dalla rappresentanza del personale sanitario, dove nonostante la elevata percentuale di donne, vede ancora una forte leadership maschile.

Nel SSN il 70% è donna ma ai vertici solo una su quattro » Puoi approfondire qui

Le innovazioni tecnologiche e metodologiche stanno trasformando il modo in cui affrontiamo le sfide sanitarie globali e l’integrazione delle teorie intersezionali offre nuove prospettive e strumenti per promuovere l’equità e l’inclusione. Adottare un approccio One Health significa abbandonare le visioni riduttive e binarie della salute, abbracciando invece la complessità e l’interdipendenza dei sistemi viventi. Questo non solo migliorerà i risultati sanitari per tutti, ma contribuirà anche a creare un mondo più giusto e sostenibile. E’ difficile? Molto. Vale la pena? Sì.

Qui di seguito trovi una lista di fonti che puoi consultare per approfondire questi concetti