Quando ho acquistato queste carte per facilitare il design intersezionale ero entusiasta, ma anche molto in dubbio su come avrei potuto usarle nella mia attività quotidiana per dare un valore aggiunto alle riflessioni che faccio nel campo in cui opero: innovazione per la salute.
Ogni domanda, ogni riflessione e caso di studio apre altrettante domande, riflessioni e casi studio e può sembrare un loop infinito, ma è un buonissimo allenamento per creare immaginari e pensare a come realizzarli concretamente con gli strumenti a nostra disposizione.
Che tipo di mondi futuri vorresti vedere lavorando con il tuo design?
Leggendo questa domanda mi viene un po’ da sorridere. Non perché sia una domanda banale, tutt’altro. È proprio il contrario, infatti: è una di quelle domande che ti portano a fermarti un attimo, spegnere il pilota automatico e chiederti:
“Ma io cosa sto davvero costruendo con quello che faccio? Dove sto andando?”
E per rispondere, bisogna scavare un po’ più a fondo di quanto siamo abituati a fare nella nostra quotidianità.
Un design che costruisce ponti, non muri
Di futuri immaginari, nella mia testa, ce ne sono tanti, ma proverò a mettere un po’ di ordine focalizzandomi su questo obiettivo specifico.
Prima di farlo però, inserisco un disclaimer sulla parola design. È una forma di pensiero che ci aiuta a immaginare, progettare e realizzare soluzioni che migliorano la vita delle persone, adattandosi ai loro bisogni reali. Quando si parla di salute, il design diventa ancora più importante, perché non riguarda solo oggetti o spazi, ma anche esperienze, processi e relazioni.
Pensa al design come un modo per mettere ordine nel caos della vita quotidiana, trovando modi intelligenti e umani per affrontare sfide complesse.
Può essere il layout di un ospedale che rende più semplice il lavoro degli operatori sanitari e più confortevole il percorso dei pazienti. Può essere un dispositivo medico che non intimidisce, ma che comunica sicurezza e facilità d’uso. Oppure può essere un sistema digitale che ti aiuta a tenere sotto controllo la tua salute senza stressarti.
E ora, veniamo a noi.
Il primo mondo futuro che vorrei vedere è uno dove il design ha la capacità di costruire ponti tra persone, comunità e culture. Forse suona un po’ idealistico, ma è proprio questo il punto: il design, quando è fatto bene, non dovrebbe solo risolvere problemi. Dovrebbe farlo in modo da connettere le persone, rendendo le soluzioni accessibili e inclusive per chiunque. Mi piace pensare a un futuro dove i progetti non sono pensati per un target ristretto, ma per un pubblico eterogeneo. Dove ogni persona, indipendentemente da dove proviene o dal suo background, può trovare valore e riconoscersi nel lavoro che creiamo. E questo significa anche pensare al design come uno strumento per abbattere le barriere: fisiche, sociali, economiche.
Immagina un mondo in cui il design di una sedia non è solo “bello” o “funzionale”, ma racconta una storia, magari usando materiali riciclati che portano con sé la memoria di qualcosa che aveva già vissuto. O un mondo in cui le app per la salute non sono solo efficienti per chi ha uno smartphone di ultima generazione, ma pensate anche per chi ha accesso limitato alla tecnologia. Ecco, il design come ponte.
Un design che rispetta
Non possiamo parlare di futuri mondi senza toccare il tema della sostenibilità. Per quanto mi riguarda, il design del futuro dovrebbe essere intrinsecamente legato al rispetto dell’ambiente che ci circonda. E non intendo solo utilizzare materiali eco-compatibili o processi di produzione a basso impatto ambientale, che sono comunque fondamentali. Intendo un cambio di prospettiva più profondo, un design che parte dall’idea che ogni cosa che creiamo ha un impatto e che quel peso deve essere bilanciato.
Il design del futuro dovrebbe essere circolare, con un approccio dove tutto può essere trasformato, riutilizzato, reimmaginato. E se ci fermassimo a pensare: quanto è importante progettare meno? Non nel senso di non fare nulla, ma di fare meglio, concentrandoci su ciò che serve davvero, evitando di creare oggetti che hanno vita breve o che rispondono a bisogni artificiali.
La sostenibilità ambientale nel campo della salute
Quando porto il concetto di sostenibilità nel contesto della salute, l’idea diventa ancora più stimolante. Il settore sanitario, per definizione, dovrebbe lavorare per il benessere delle persone, ma troppo spesso ci dimentichiamo che il benessere umano è strettamente legato alla salute del pianeta. Gli ospedali e le strutture sanitarie progettati non solo per essere efficienti e funzionali, ma anche per essere sostenibili, stanno già diventando realtà, ma non è la prima cosa che ci viene in mente, vero?
Un design che ascolta
Sogno un futuro dove il design smette di essere un atto unilaterale, qualcosa che parte dal progettista e finisce nel mondo. Voglio un design che ascolti, che sia in dialogo costante con chi lo userà. Oggi ci dimentichiamo di chiedere alle persone cosa vogliono, di cosa hanno bisogno, di coinvolgerle nel processo creativo. Eppure, è proprio da quelle conversazioni che nascono le idee migliori. Immagino un futuro in cui i designer non si limitano a progettare per qualcuno, ma lo fanno con quel qualcuno. Che si tratti di costruire un ospedale sostenibile o di ridisegnare il layout di una scuola, il punto è ascoltare, capire, adattare.
E non si tratta solo di persone: il design dovrebbe imparare ad ascoltare anche il contesto, il territorio. Non puoi progettare un edificio nello stesso modo in tutti i luoghi e in tutti i contesti. Ecco perché è fondamentale includere non solo i bisogni, ma anche le identità e le storie dei luoghi.
Un design per il benessere collettivo
Se penso al futuro, immagino un mondo in cui il design è sempre più legato al concetto di benessere. E non parlo solo di benessere fisico, ma anche emotivo, mentale e sociale. C’è qualcosa di straordinario nella capacità del design di migliorare la qualità della vita, anche nei modi più piccoli. Un design del futuro dovrebbe sapere come alleviare lo stress, come creare spazi che ci facciano sentire accolti e sicuri, come inventare strumenti che ci aiutino a vivere meglio. Mi vengono in mente quei progetti che sembrano piccoli ma fanno la differenza: un parco giochi accessibile a tutti i bambini, una segnaletica che rende la città più navigabile per le persone con disabilità visive, un’app che semplifica la gestione della salute mentale.
Il benessere non è un lusso, e il design ha il potere di renderlo accessibile a più persone possibile. Questo, per me, è un futuro mondo che vale la pena immaginare.
Se mi fermo a riflettere su questa visione del futuro, mi rendo conto che il vero cambiamento non dipende solo dal design in sé, ma da come chi lo fa si pone rispetto al nostro lavoro. Per me, rispondere a questa domanda significa anche interrogarmi su quali valori voglio portare avanti, quali compromessi sono disposto a fare e quali no. Con consapevolezza.
Personalmente, sto cercando di essere più consapevole delle mie scelte, di chiedermi sempre:
Questo progetto migliora davvero qualcosa? Sta creando un mondo più giusto, più equo, più vivibile? E, anche se non sempre ho tutte le risposte, penso che la direzione sia quella giusta.
E tu? Quali mondi futuri immagini per il tuo design?
Se ti va di raccontarmelo, ti aspetto nei commenti! 🙂
