Tutti e nessuno

Esposizione e tossicità: perché il genere conta

Qualche sera fa ho fatto una sessione di surf tra vari social media, alcuni dei quali per fortuna mi capita di sfogliarli sempre più raramente. E invece offrono spunti interessanti, quindi sono felice di essermi concessa questo spazio. Voleva essere una sessione di relax alla ricerca di gattini e risate facili, ma ha acceso una lampadina scientifica che non si è ancora spenta. Ma tranquillə, è alimentata con energia da me prodotta, è sostenibile (per il momento).

In uno dei post si parlava di tossicità e di come in estate alcuni fenomeni legati all’esposizione a determinate sostanze possano essere accentuati, elencando alcune precauzioni per limitare i potenziali danni. Alcune di queste erano verosimili, altre meno, ma la cosa che più mi ha colpito era la tendenza a mettere continuamente insieme le categorie di donne, bambini e anziani come categorie fragili, in maniera indiscriminata. Quali donne, quali bambini e quali anziani? Tutti? Da lì alla successiva riflessione è passata una notte, poi un giorno intere e un’altra notte, ed eccoci qui.

The trigger: perché il genere dovrebbe interessarci?

L’esposizione ai prodotti chimici è una questione critica per la salute pubblica, ma raramente si considera il ruolo fondamentale che il genere può giocare in questo contesto. Le donne, a causa di norme sociali e ruoli di genere e del modo con cui questi sono cambiati nel percorso storico fino ad oggi, hanno affrontato e affrontano spesso rischi maggiori legati a sostanze chimiche pericolose, dai cosmetici ai prodotti per la pulizia, ma non solo. La biologia e le norme culturali e organizzative influenzano quindi l’esposizione chimica, in alcuni casi in maniera singola e in altri combinata. Ci sono situazioni in cui gli aspetti di biologia e fisiologia hanno portato ad una maggiore suscettibilità da parte delle donne a determinati inquinanti o sostanze tossiche; in altri casi è stata la maggiore esposizione dovuta a ruoli ricoperti in contesti occupazionali a causare una diversa incidenza di effetti avversi sulle donne rispetto a ciò che avveniva sugli uomini.

Un esempio storico è quello delle “Radium Girls”, negli Stati Uniti durante i primi del Novecento. Le lavoratrici di fabbriche di orologi, che dipingevano i quadranti con vernice luminescente contenente radio, iniziarono a soffrire di gravi problemi di salute, incluso il cancro alle ossa e altre malattie gravi, a causa dell’ingestione di piccole quantità di vernice radioattiva mentre affilavano i pennelli con le labbra.

Un altro esempio riguarda l’uso di colle e solventi in industrie come la manifattura di calzature e tessuti, dove spesso le donne sono esposte a livelli più alti di sostanze chimiche tossiche come il toluene e altri solventi organici. Queste esposizioni possono portare a una varietà di problemi di salute, inclusi effetti sulla fertilità, problemi di gravidanza e altri danni alla salute a lungo termine. Questi solventi possono avere impatti più severi sulle donne, soprattutto in relazione alla salute riproduttiva.

Studi recenti hanno indagato le differenze di genere nell’esposizione e nella tossicità delle sostanze chimiche in ambienti lavorativi, sottolineando la necessità di una maggiore consapevolezza e di misure di protezione specifiche per il genere per ridurre i rischi per la salute.

Voglio parlarvi di alcuni aspetti in particolare, che ho avuto modo di approfondire grazie alla lettura di alcuni articoli.

Le norme sociali

Julia Johansson, che nel 2021 era dottoranda dell’Università di Gothenburg, analizza il legame tra genere ed esposizione chimica, sottolineando come le norme sociali e il sesso biologico influenzino la quantità di esposizione alle sostanze chimiche pericolose e mette in evidenza la necessità di includere il genere nella gestione del rischio chimico per proteggere meglio la salute pubblica. Si è fatta una domanda importante:

“Quali corpi, umani e non umani, ricevono protezione dall’esposizione chimica? In generale, quali esperienze corporee vengono prese sul serio e quali vengono trascurate? Che tipo di rilevanza viene data loro nel quadro giuridico? Un tema centrale in tutto questo è ovviamente il genere, poiché è uno dei modi in cui la società etichetta e differenzia i corpi, sebbene lungi dall’essere l’unico rilevante”

Le differenze di genere e sessuali influenzano il livello di esposizione a sostanze chimiche, vedendo che le donne che spesso affrontano rischi maggiori a causa di prodotti di consumo specifici come cosmetici e prodotti per la pulizia. Le norme sociali e culturali contribuiscono a differenze di esposizione tra uomini e donne; ad esempio, le donne possono essere più esposte a determinati prodotti chimici nei luoghi di lavoro o nelle faccende domestiche. È quindi fondamentale includere una prospettiva di genere nella ricerca scientifica e nella formulazione delle politiche per garantire che i rischi chimici siano adeguatamente gestiti per entrambi i sessi.

Durante un seminario al FRAM – Centre for Future Chemical Risk Assessment and Management Strategies è stato approfondito da altre ricercatrici il rapporto tra genere e chimica, discutendo il report “Women, Chemicals and the SDGs”, che esamina l’impatto delle sostanze chimiche sulle donne nel contesto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite.

Altra questione importante: di chi è la responsabilità di un consumo/esposizione consapevole? Il concetto di consumo precauzionale si riferisce alla necessità per le donne di adottare comportamenti di consumo più sicuri per proteggersi dall’esposizione a sostanze chimiche nocive. Ciò significa che ogni singolo individuo deve prendere le proprie decisioni precauzionali e quale prodotto acquisterà, leggere l’etichetta e capire cosa significa o a quale tipo di situazione si esporrà. Oggi, la responsabilità del consumo precauzionale ricade principalmente sulle donne, e se prendiamo il contesto casalingo come riferimento, soprattutto sulle madri, poiché sono tradizionalmente responsabili della casa.

La prospettiva dell’economia politica femminista dell’inquinamento esamina come le disuguaglianze di genere influenzano la distribuzione dei rischi chimici e la capacità delle donne di mitigare tali rischi. Ma possiamo fare un passo in più e chiederci di quali donne parliamo, in quali contesti vivono e quali strumenti hanno a disposizione.

La fisiologia

L’articolo “Environmental toxicology and omics: a question of sex” discute invece l’importanza di considerare il sesso come variabile nella ricerca tossicologica, evidenziando come le risposte ai prodotti chimici possano differire significativamente tra i sessi. Sebbene queste differenze siano riconosciute, molte ricerche tossicologiche non considerano il sesso come variabile, principalmente per motivi di costi, tempi e logistica. Tuttavia, le agenzie federali negli Stati Uniti, Canada e Europa hanno sottolineato l’importanza di includere il sesso nelle indagini scientifiche.

A questo proposito, gli approcci di “omica”, che includono trascrittomica e proteomica, sono cruciali per comprendere le differenze di sesso nelle risposte ai prodotti chimici, perché forniscono informazioni dettagliate dagli eventi molecolari iniziali alle risposte a valle, che possono essere utilizzate per costruire i percorsi che portano agli eventi avversi conseguenti ad una esposizione.

Questo implica la necessità di dati sia maschili che femminili per migliorare la robustezza delle vie di esito avverso e per la previsione tossicologica. I modelli computazionali devono quindi tenere conto delle differenze di sesso per prevedere accuratamente gli effetti avversi dell’esposizione chimica. Le raccomandazioni delle agenzie regolatorie vengono ribadite, sottolineando l’importanza di includere dati specifici di sesso nella ricerca per migliorare le previsioni e i risultati clinici.

Un Approccio Intersezionale

Nel post che ho letto si parlava di anche di anziani e bambini, ma noi abbiamo parlato solo di donne. E abbiamo parlato di donne in generale. Quando si considera la fragilità, intesa come un quadro di maggiore probabilità che alcuni eventi avversi si verifichino, generalizzare è funzionale fino ad un certo punto.

Se siete qui, ormai sapete bene che per comprendere appieno l’impatto delle esposizioni chimiche sulla salute, è cruciale prestare attenzione a più fattori alla volta, e quindi adottare un approccio intersezionale che consideri il modo in cui fattori come etnia, classe sociale, età e disabilità interagiscono con il genere. Questo approccio permette di riconoscere e affrontare le disparità che colpiscono gruppi emarginati, garantendo che le politiche di gestione del rischio siano veramente inclusive e giuste. Con una prospettiva intersezionale possiamo sviluppare soluzioni efficaci che proteggano tutti gli individui dalle esposizioni chimiche dannose.

Alla prossima!

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